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Manutenzione della caldaia: oltre che un obbligo, una buona pratica “antincendio”

In caso di incendio, la mancata manutenzione della caldaia si configura come incendio colposo: obblighi di legge e rischi domestici.

Una caldaia domestica prevede l’obbligo, e la necessità, di effettuare controlli periodici… ma è necessario fare un po’ di chiarezza sull’argomento. La revisione dell’impianto, infatti, è da tenere ben distinta dal controllo dell’efficienza energetica, la cosiddetta verifica dei fumi o bollino blu. Il primo intervento, infatti, è obbligatorio per tutti i tipi di impianto di riscaldamento, compresa la classica caldaia domestica con potenza inferiore a 35 kW, mentre, per quanto riguarda il controllo di efficienza energetica, questo è previsto per tutti gli impianti che superino una potenza di 10 kW.

Differenza fra la manutenzione ed il controllo fumi della caldaia

La manutenzione della caldaia consiste nella pulizia del bruciatore, dello scambiatore di regolazione, sicurezza e controllo, nonché nella verifica del corretto ed efficiente scarico dei fumi. Il controllo dei fumi della caldaia, invece, consiste nell’esame dei fumi della caldaia, più precisamente nell’analisi della combustione per verificarne il rendimento, la concentrazione di ossido di carbonio (CO) e l’indice di fumosità.

La revisione ed il bollino blu della caldaia

Gli interventi di revisione e bollino blu della caldaia sono controlli necessari perché, oltre a garantire la sicurezza degli ambienti domestici, favoriscono il risparmio energetico riducendo anche le emissioni inquinanti. Altra cosa invece è l’esame dei fumi, obbligatorio per legge perché serve a misurare la quantità dei gas presenti nella combustione, tra i quali il monossido di carbonio, permettendo così di tenere sotto controllo sia la sicurezza sia l’inquinamento atmosferico. Minori emissioni di CO e CO2 significa infatti bruciare meno combustibile e quindi immettere nell’atmosfera meno fumi di scarico.

I rischi in caso di mancata revisione e controllo dei fumi della caldaia

  • la fuoriuscita di gas (nel caso di apparecchi alimentati a gas metano o gpl). Le conseguenze possibili sono due: intossicazione e scoppio;

  • la formazione di monossido di carbonio, causata dal consumo di buona parte dell’ossigeno presente in locali chiusi privi di buona areazione, possibile con tutti i tipi di combustibile. L’incidente può essere causato sia dal fatto che le fiamme brucino l’ossigeno, senza che ci sia un ricambio d’aria, sia dall’intasamento dei tubi di scarico dei fumi;

  • l’incendio del combustibile (un rischio tipico del gasolio o del kerosene);

  • gli incendi causati da cortocircuiti negli impianti elettrici che servono la caldaia, sia come causa prima dell’incidente che come conseguenza di un incendio o di uno scoppio provocato da altri fattori.

La maggior parte degli incidenti è causato da impianti a metano, ma non perché le caldaie che utilizzino questo tipo di combustibile siano meno sicure di quelle a gasolio. Molto più semplicemente il metano è più diffuso e, soprattutto, è il principale combustibile utilizzato dalle caldaie individuali, che spesso provocano incidenti per imperizia, trascuratezza e scarsa cura dedicata dal proprietario all’impianto.

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